1. Source code: La vita sessuale delle gemelle siamesi, Irvine Welsh

    Germaine Richier, l’homme-foret, grand. 1945-46

     

  2. "È tempo di alzarsi e di rubacchiare qualche ora prima che si alzino mamma e papà. Porca miseria, ma perché i vecchi non dormono mai? Quando penso a loro è sempre con un senso di colpa così forte….come si fa ad amare delle persone a un livello profondo, con ogni fibra del proprio essere, e nello stesso tempo non volere a nessun costo diventare come loro?"
    — La vita sessuale delle gemelle siamesi, Irvine Welsh
     
  3. Source code: La vita sessuale delle gemelle siamesi, Irvine Welsh

     
  4.  

  5. "A quercia del mar, il mare non c’è e neanche la quercia, soltanto un centinaio di case popolari con vista sul retro della Federal Express. Min e Jade allattano i pupi mentre guardano “la morte violenta di mio figlio”. Min è mia sorella. Jade nostra cugina. Il programma lo presenta Matt Merton, un cristone biondo che consola sempre i genitori con un’accarezzata di spalle dicendo che il dolore li ha santificati. Oggi parlano di un bambino di dieci anni che ha ammazzato uno di cinque perché si rifiutava di entrare nella sua banda. Il primo ha strangolato il secondo con una corda per saltare, gli ha tappato la bocca con le figurine del baseball, poi s’è chiuso in bagno e non è voluto uscire finché i genitori non hanno promesso di portarlo a Fantasilandia, dove ha confessato e poi si è tuffato urlando in una gabbia di rete metallica piena di palline di plastica. Il pubblico abbaia minacce ai genitori dell’omicida mentre i genitori della vittima invitano il pubblico a contenersi, a perdonare, tanto che alla fine il pubblico abbaia minacce anche a loro. Poi mandano la pubblicità."
    — Quercia del mar (Pastoralia), George Saunders
     

  6. "- È così per tutti. La gente se ne va, muore, finisce in galera. Alla fine si resta da soli. Meglio per te che lo impari presto."
    — L’armata dei sonnambuli, Wu Ming
     
  7.  

  8. "Lo spettacolo di tutte quelle persone vestite a lutto, o meglio, travestite da aspiranti cadaveri, era inquietante. Le risate, su quelle bocche pallide o violacee, erano ghigni, ragli, ruggiti, e sembravano voler dire: « Siamo ancora qui, guardate i nostri candidi colli, guardate le nostre testacce ancora bene attaccate, siamo vivi, siamo sopravvissuti al Terrore e adesso il Terrore siamo noi»."
    — L’armata dei sonnambuli, Wu Ming
     

  9. "Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò:
    -Introibo ad altare Dei.
    Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:
    - Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita.
    Maestosamente avanzò e ascese la rotonda piazzuola di tiro. Fece dietro-front e con gravità benedisse tre volte la torre, la campagna circostante e i monti che si destavano. Poi, avvedutosi di Stephen Dedalus, si chinò verso di lui e tracciò rapide croci nell’aria, gorgogliando di gola e tentennando il capo. Stephen Dedalus, contrariato e sonnolento, appoggiò i gomiti sul sommo della scala e guardò con freddezza la tentennante gorgogliante faccia che lo benediceva, cavallina nella lunghezza, e i chiari capelli senza tonsura, marezzati color quercia chiaro.
    Buck Mulligan sbirciò per un attimo sotto lo specchio e poi coprì lestamente il bacile.
    - Rientra in caserma! disse severo.
    Poi con un tono da predicatore:
    - Perché questo, o miei diletti, è il genuino cristino: corpo e anima e sangue e angue. Musica adagio, di grazia. Chiudete gli occhi, rispettabile pubblico. Un momento. C’è un piccolo guaio con quei corpuscoli bianchi. Silenzio, tutti.
    Sogguardò di sghembo e lanciò un lungo sordo fischio di richiamo, poi con rapita attenzione fece una pausa, e i denti bianchi e regolari gli brillavano qua e là di schegge d’oro. Crisostomo. In risposta due forti fischi acuti attraversarono la quiete.
    - Grazie, vecchio mio, gridò vivacemente. Così non c’è malaccio. Stacca la corrente, ti dispiace?
    Saltò giù dalla piazzuola e guardò gravemente il suo osservatore, raccogliendosi intorno alle gambe le pieghe volanti della vestaglia."
    — Ulisse, James Joyce (pag.1)
     
  10.  

  11. "- Non possono metterci a tacere tutte, Marie. Quale che sia il nostro destino, l’affronteremo. Saremo un esempio per quelle che verranno dopo di noi. Le due donne si abbracciarono. La stanchezza lottò per qualche tempo prima di prevalere sulla tensione. Marie udì il respiro dell’altra farsi più pesante e rigirò in testa la frase fino ad addormentarsi.
    «Non possono metterci a tacere tutte»."
    — Wu Ming, L’armata dei sonnambuli
     

  12. "La gallina, timida e smorta, provò a frullare le ali. D’Amblanc la guardava, ogni tanto, e gli occhi incontravano quelli dell’animale, vitrei, attoniti. La gallina non perdeva l’aria di trasognata sorpresa tipica della sua specie: covava, si nutriva, viveva e moriva così, animale gregario quasi quanto l’uomo."
    — L’armata dei sonnambuli, Wu Ming
     
  13. La Scala

     

  14. "La scala fu eretta nel 1776; lo spazio originariamente riservato all’orchestra includeva anche una serie di panche, invece delle file di poltrone che troviamo adesso. Durante le esibizioni la gente mangiava, beveva, parlava e socializzava; il comportamento del pubblico, una parte importante del contesto musicale, allora era molto diverso. All’epoca, la gente socializzava e vociava durante gli spettacoli. E lanciava anche delle grida in direzione del palco, per chiedere i bis di arie celebri. Se un brano piaceva voleva riascoltarlo…immediatamente. L’atmosfera era più simile a quella del CBGB che del tipo teatro lirico dei nostri giorni."
    — Come funziona la musica, David Byrne (Bompiani)
     

  15. "Io sono quello che non ce la faccio.
    Io sono stanco, anzi stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no.
    Io sono esaurito. Ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l’energia vitale che mi è stata concessa. Sono scarico. Sembro vivo, ma sono morto. Oppure no.
    Io sono un martire della letteratura. Ho scritto un romanzo che è piaciuto molto a due editori, uno dei quali molto importante.. Molto colpiti. Originale, mi han detto. Ti chiamiamo entro fine Luglio, mi hanno detto. Oggi è l’otto di Agosto e sono qui in casa che aspetto. Non succede niente. Questo niente mi ammazza. Oppure no.
    Io sono deperito da una lunga dieta e dalla delusione che l’ha seguita. Non entravo più nelle braghe e mi sono messo a dieta. Sono stato a dieta otto mesi. Dimagrivo pochissimo, ma costantemente: un chilo al mese. Un bel giorno, sono entrato nel paio di braghe più stretto che avevo. Sono uscito di casa, la cintura stretta nell’ultimo buco, e vedevo riflessa nelle vetrine l’immagine di un uomo agile e fresco. I pantaloni fasciavano elegantemente una vita sottile. Il ventre piatto del pugilatore. Ero diventato cordiale e piacevole, parlarmi insieme. Se ne accorgevano tutti, quelli che mi incontravano. Ma come stai bene, come sei in forma. Sono stato magro tre giorni. È lì che mi sono abbattuto. Oppure no.
    Io sono sotterrato da una storia sentimentale, finita male. Bassotuba è andata via con un sociologo e io non ho retto al distacco. Che ancora adesso, sui muri di casa, ci sono appesi i biglietti che mi lasciava. Non buttare le cicche nella tazza del water!!! Io guardo quei tre punti esclamativi e torno indietro e spengo la cicca nel portacenere. Come se adesso servisse a qualcosa. Come se un’azione potesse in qualche modo cambiare la mia condizione presente. Invece no."
    — Bassotuba non c’è, Paolo Nori (2009 - Feltrinelli)